{"id":581,"date":"2010-12-06T20:08:22","date_gmt":"2010-12-06T18:08:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esperanto.torino.it\/wp\/?p=581"},"modified":"2011-02-12T13:26:10","modified_gmt":"2011-02-12T11:26:10","slug":"un-secolo-di-traduzioni-letterarie-dall%e2%80%99italiano-in-esperanto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esperanto.torino.it\/wp\/?p=581","title":{"rendered":"Un secolo di traduzioni letterarie dall\u2019italiano in esperanto"},"content":{"rendered":"<p><em>Terzo capitolo di \u201c<a title=\"Capitolo 1.1\" href=\"..\/?p=483\">Un secolo di traduzioni letterarie dall\u2019italiano in esperanto<\/a>\u201d di Carlo Minnaja.<\/em><\/p>\n<p><strong>1.3 <\/strong><strong>La letteratura italiana nelle prime riviste letterarie<\/strong><\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p><em>La Revuo<\/em> (nel seguito: <em>LR<\/em>) esce con il suo primo numero  nel settembre 1906. Si qualifica &#8220;Rivista letteraria internazionale  mensile con la costante collaborazione del Dr. L. L. Zamenhof, autore  della lingua Esperanto&#8221;. La casa editrice \u00e8 la libreria parigina  Hachette, che ha in Europa sette corrispondenti: quello in Italia \u00e8  Raffaello Giusti, Via Vittorio Emanuele 53, Livorno. La solidit\u00e0 della  casa editrice garantisce una continuit\u00e0 di pubblicazione senza problemi  economici, e viceversa la prolificit\u00e0 della produzione di Zamenhof e il  pubblico di abbonati garantiscono che la rivista avr\u00e0 materiale e  lettori per molti numeri.<\/p>\n<p>Lazzaro Ludovico Zamenhof \u00e8 ancora un nome magico: le sue opere sono  attese dagli esperantisti, che trovano nelle sue pagine una lingua  fluida, armoniosa, affascinante. La prima annata della rivista, che va  dal settembre 1906 all&#8217;agosto 1907 ospita, a puntate, le traduzioni  della commedia di Gogol <em>L&#8217;ispettore generale<\/em>, del dramma di Schiller <em>I masnadieri<\/em>, dell&#8217;<em>Ecclesiaste<\/em> dalla Bibbia. Lo Zamenhof traduce indifferentemente dal russo, dal  tedesco, dal polacco, dall&#8217;antico ebraico, tipico esempio di quella  classe culturale ebrea dell&#8217;Europa orientale. E ancora escono i suoi  discorsi nei congressi, le sue <em>Risposte linguistiche<\/em>, i suoi scritti di carattere ideologico. Di altri autori appaiono traduzioni e originali: Edmond Privat, dicassettenne <em>enfant prodige<\/em> che nel 1905 ha stupito i congressisti convenuti a Boulogne-sur-Mer per  essere venuto a piedi dalla Svizzera e per essere, pur cos\u00ec giovane, un  facondo oratore, esordisce con una lirica, <em>A\u016dtuna vespero<\/em> (Sera  d&#8217;autunno), che lo fa ritenere una promessa della poesia. Leone  Zamenhof, fratello di Lazzaro Ludovico, scrive versi d&#8217;occasione, ma  anche una lirica sentita. Ci sono traduzioni da Gorkij, Lamartine,  \u015c\u0109edrin, Prus.<!--more--><\/p>\n<p>La rivista annuncia e recensisce la pubblicistica in esperanto, che \u00e8  in rapidissimo aumento, ma d\u00e0 anche notizia di fatti letterari da tutto  il mondo. In questo campo si colloca il gioioso annuncio del premio  Nobel a Carducci nel 1906, seguito, in un numero successivo, da un  commosso necrologio. Ne \u00e8 autore monsignor Luigi Giambene, un sacerdote  romano, professore di ebraico e poi anche di greco presso il Pontificio  Collegio Urbano, oggi Universit\u00e0 Urbaniana. Il Giambene fu &#8220;cameriere  segreto soprannumerario di Sua Santit\u00e0&#8221; Pio X, ed ebbe con lui numerosi  contatti; parl\u00f2 spesso di esperanto al Pontefice, tanto da essere da lui  chiamato &#8220;Monsignor Esperanto&#8221;. Fu estremamente efficiente anche dal  punto di vista organizzativo, fondando il gruppo esperantista romano,  che acquis\u00ec il nome latino di <em>Imperiosa Civitas<\/em>[46]. Ancora il Giambene, sotto la sigla <em>L. G.<\/em>, d\u00e0 notizia su <em>La Revuo<\/em> della morte di Giacosa, scrivendo un brevissimo <em>excursus<\/em> sulle sue opere.<\/p>\n<p>La letteratura italiana comincia cos\u00ec, in sordina, la sua apparizione su <em>LR<\/em>,  che \u00e8 una notevole cassa di risonanza nel mondo letterario esperanto.  Nel volume della seconda annata (sett. 1907 &#8211; ag. 1908) compaiono le,  ormai potremmo dire, istituzionalmente solite traduzioni di Zamenhof dei  capolavori della letteratura mondiale: i <em>Salmi<\/em> dell&#8217;Antico Testamento, alcune fiabe di Andersen, l&#8217;<em>Ifigenia in Tauride<\/em> di Goethe, il <em>Georges Dandin<\/em> di Moli\u00e8re. Le notizie dall&#8217;Italia sono rappresentate da un accorato  addio di Rosa Junck ad Edmondo De Amicis, morto a Bordighera dove  passava l&#8217;inverno e dove era venuto ad un amichevole contatto con il  gruppo esperantista locale[47];  e proprio la bandiera esperantista ne ha accompagnato la salma da  Bordighera fino al cimitero di Torino. De Amicis fu assai popolare tra i  traduttori in esperanto: il filantropismo tardo-romantico, la passione  per i ragazzi, gli episodi del <em>Cuore<\/em> in s\u00e9 compiuti, la lingua  semplice ma espressiva fecero s\u00ec che parecchi suoi scritti apparissero  in vari periodici negli anni dal 1906 alla seconda guerra[48]. Il piccolo dramma in un atto, <em>Il fiore del passato<\/em>,  tradotto dalla Junck e uscito a Basilea nel 1906, fu la prima  traduzione apparsa come libro a s\u00e9 stante e fu rappresentato al secondo  congresso di esperanto a Ginevra nello stesso anno. L&#8217;intera traduzione  del <em>Cuore<\/em> era stata affidata alla Junck dal De Amicis stesso; la cosa si concreter\u00e0, ma assai pi\u00f9 tardi, ad opera di Ettore Fasce[49].<\/p>\n<p>Alfredo Balestrazzi traduce dal latino la <em>Prima Egloga <\/em>di  Virgilio; ci sono annunci di vari testi di apprendimento in italiano,  che dovrebbero aiutare nell&#8217;introduzione dell&#8217;esperanto in Italia,  ancora molto indietro in questo campo rispetto agli altri paesi europei.  Vengono recensite anche canzoni italiane (<em>Di&#8217; di s\u00ec<\/em> di E. Travaglini, musica di L. Gianini).<\/p>\n<p>In quegli anni appare il I volume di una <em>Crestomazia Internazionale<\/em>[50], antologia di prose redatta da Kabe, in cui figura il brano <em>Mai pi\u00f9<\/em> di Matilde Serao. Il Giambene pubblica una antologia, <em>Tra la esperanta literaturo<\/em> (Nella letteratura esperanto), di 50 brani in parte letterari, in parte  scientifici, in parte che trattano la stilistica esperanto. Sono quasi  tutti brani gi\u00e0 apparsi nei periodici; dall&#8217;italiano, anzi dal  napoletano, c&#8217;\u00e8 <em>Fenesta ca lucive<\/em>, che era apparsa nel settembre 1905 su <em>Gefrataro Esperanta<\/em> (Fratellanza Esperantista).<\/p>\n<p><em>LR<\/em> continua fino al 1914, producendo circa 700 pagine l&#8217;anno.  Le presenze italiane sono per\u00f2 sempre minime; interessante nella terza  annata (sett. 1908 &#8211; ag. 1909) una traduzione di un ingenuo, ma  commovente racconto di Silvia Zambali, <em>Lalla e Lilla<\/em>, fatta dal  maltese Gustav Busuttil, pioniere dell&#8217;esperantismo locale, eletto nel  Comitato Linguistico gi\u00e0 nel 1905. \u00c8 da notare che l&#8217;esperanto \u00e8 stato  conosciuto a Malta tramite conferenze, libri di testo e manifestazioni  in italiano, lingua usuale della classe culturale maltese dell&#8217;epoca.<\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p>Il movimento esperantista italiano fu nei primi tempi articolato in  gruppi locali che talvolta avevano il loro bollettino o il loro  periodico regionale: ad esempio <em>Roma Esperantisto<\/em> (L&#8217;esperantista romano) a Roma, <em>Esperanta Abelo<\/em> (Ape esperantista) a Udine. L&#8217;organizzazione nazionale nasce nel 1910 a Firenze sotto il nome di <em>Federazione Esperantista Italiana<\/em> (FEI), che ha come scopo la diffusione della lingua; vi si affianca la <em>Cattedra Italiana di Esperanto<\/em>,  dedita specificamente all&#8217;insegnamento. Sono quindi maturi i tempi per  riviste a dimensione nazionale, nelle quali emerge Antonio Paolet (in  friulano &#8220;Paulet&#8221;), un giovane tipografo e poi editore di S. Vito al  Tagliamento. La prima rivista fu <em>L&#8217;Esperanto. Lingua Internazionale. Periodico quindicinale di studio e propaganda a cura della Cattedra Italiana di Esperanto<\/em>,  che inizi\u00f2 le pubblicazioni nel 1913, e con interruzioni, sotto nomi  diversi e con gestioni e linee politiche variegate, \u00e8 quella che  continua ancora adesso come organo della Federazione Esperantista  Italiana. I fascicoli sono piuttosto corposi, e in quei fascicoli c&#8217;\u00e8 un  corso di esperanto scritto in italiano, e ci sar\u00e0 poi un corso di  italiano scritto in esperanto, con la trascrizione di alcuni brani  italiani secondo la fonetica esperanto, per insegnare la pronuncia  dell&#8217;italiano. In numeri successivi ci saranno corsi anche di altre  lingue; l&#8217;esperanto soddisfa cos\u00ec il suo requisito fondamentale: mettere  in comunicazione culture diverse anche attraverso l&#8217;apprendimento delle  lingue. La rivista informa su quanto di interessante succede in Italia e  nel mondo riguardo ai problemi linguistici e alla loro soluzione  proposta dall&#8217;esperanto. In quest&#8217;ottica \u00e8 annunciata la nascita di una  rubrica, <em>Rassegna dell&#8217;Esperanto<\/em>, un inserto di quattro pagine all&#8217;interno di un periodico di Genova, <em>L&#8217;illustrazione mensile<\/em>, che ne ha sedici. In questa rubrica compaiono <em>Sangue romagnolo<\/em> e <em>Il bove<\/em>, che quindi possono considerarsi le prime opere tradotte dall&#8217;italiano in esperanto e pubblicate su un periodico italiano.<\/p>\n<p>Nel luglio 1913 viene annunciata una rubrica, che poi diventer\u00e0 l&#8217;embrione di una antologia, dal titolo <em>Itala animo<\/em> (Anima italiana): si tratta di traduzioni dall&#8217;italiano o di articoli  riguardanti l&#8217;Italia. La rubrica sar\u00e0 estremamente saltuaria, ma nei  primi anni propone brani impegnativi. Nel 1914 ospita <em>Primavera<\/em> (tr. Carlo Simonis), un brano tratto da <em>Le veglie di Neri<\/em> del Fucini, il canto di <em>Ugolino<\/em> in endecasillabi sciolti (tr. D. Rivoir), un brano di De Amicis, altre  piccole cose. Con il 1915 il periodico, da quindicinale che era, muta in  <em>Internacia monata revuo<\/em> (Rivista internazionale mensile):  diminuisce la frequenza, ma si esplicita l&#8217;ambizione ad essere una  rivista internazionale. Il sottotitolo \u00e8 quindi in esperanto, e  compaiono varie traduzioni: il Cap. V dei <em>Promessi Sposi<\/em> (tr. Gino Lupi[51]), <em>Il bove<\/em> (tr. Bicknell), cori dal <em>Conte di Carmagnola<\/em> e dall&#8217;<em>Adelchi<\/em> (tr. D. Rivoir), <em>Il cinque maggio<\/em> (tr. D. Rivoir), due poesie di Olindo Guerrini (tr. Bicknell), una canzone popolare veneziana (<em>Desiderio<\/em>, tr. F. Pizzi[52]). Nel 1915 comincia anche una rubrica linguistica redatta da Bruno Migliorini[53] sui vari sinonimi in esperanto, con l&#8217;evidenziazione delle sfumature  dei vari vocaboli. \u00c8, quest&#8217;ultima rubrica, un importante segno di  evoluzione della lingua: il numero delle parole cresce, non siamo pi\u00f9 al  migliaio di radici del <em>Primo libro<\/em>. Per uno stesso concetto ci  sono pi\u00f9 vocaboli, l&#8217;arte ha le sue necessit\u00e0 che mal si conciliano con  un lessico di base troppo ridotto. Spesso si leggono testi di canzoni,  come <em>Io t&#8217;amer\u00f2<\/em>, <em>Addio del volontario<\/em> e <em>Ti voglio bene assai<\/em> (tr. Bicknell); nel 1917 \u00e8 pubblicata una prima versione de <em>Il sabato del villaggio<\/em> (tr. Alessandro Mazzolini). Compaiono anche, sporadicamente, scritti  politici, come il discorso di Salandra sull&#8217;entrata in guerra  dell&#8217;Italia.<\/p>\n<p>Oltre a quanto pubblicato sulla rivista <em>L&#8217;Esperanto<\/em>, nello stesso periodo escono altre opere a s\u00e9 stanti, capitoli da opere di Nievo (<em>L&#8217;idillio alla fonte di Venchieredo<\/em>, tr. A. Tellini[54], 1910), il capitolo della peste da <em>I Promessi Sposi<\/em> (tr. P. C. Monti), brevi opere di Giusti (tr. A. Tellini), la <em>Guida del Trentino<\/em> di Cesare Battisti (tr. A. Mondini, 1913).<\/p>\n<h4>Note<\/h4>\n[46] Sull&#8217;attivit\u00e0 di mons. Giambene e sulla posizione di Pio X nei confronti dell&#8217;esperanto, vd. C. Sarandrea, <em>Op. cit.<\/em> e G. Cardone, <em>Il movimento esperantista cattolico in Italia<\/em>, tesi di laurea in Scienze Politiche, Univ. Torino, a.a. 1973-74.<\/p>\n[47] De Amicis fu uno dei primi intellettuali italiani ad essere fortemente  favorevole all&#8217;esperanto, del quale disse &#8220;sar\u00e0 di immensa utilit\u00e0 per  tutti gli uomini&#8221; (citazione riportata in <em>L&#8217;Esperanto<\/em>, 1917).<\/p>\n[48] Alcune opere di De Amicis furono tradotte in cinese da Bakin attraverso la traduzione in esperanto.<\/p>\n[49] E. De Amicis, <em>Koro<\/em>,  Paolet, S. Vito al Tagliamento, 1936. Il nome del traduttore non  compare esplicitamente; al suo posto vi \u00e8 un semplice asterisco.<\/p>\n[50] Kabe (red.), <em>Internacia Krestomatio<\/em>, W. Arot, Warszawa, 1907.<\/p>\n[51] Gino Lupi fu docente di rumeno a Ca&#8217; Foscari, dove tenne anche corsi di esperanto.<\/p>\n[52] Francesco Pizzi (1880 &#8211; 1946), bibliotecario, molto attivo nel  movimento esperantista cattolico. Fu anche un apprezzato poeta  originale.<\/p>\n[53] Bruno Migliorini (1896 &#8211; 1975), insigne linguista, vocabolarista e  storico della lingua italiana, fu presidente dell&#8217;Accademia della  Crusca. Profondo conoscitore dell&#8217;esperanto, fu anche un attivista nel  movimento, fondando gruppi esperantisti a Rovigo e Venezia. Membro del  Comitato Linguistico, divenne poi vicepresidente dell&#8217;Accademia di  Esperanto, supremo organo linguistico della comunit\u00e0 esperantofona.<\/p>\n[54] Achille Tellini (1866 &#8211; 1938), geologo e profondo studioso della lingua ladina.<\/p>\n<p>Torna al <a href=\"http:\/\/www.esperanto.torino.it\/wp\/?p=534\">Capitolo 1.2<\/a><\/p>\n<p>Vai al <a href=\"http:\/\/www.esperanto.torino.it\/wp\/?p=672\">Capitolo 1.4<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Terzo capitolo di \u201cUn secolo di traduzioni letterarie dall\u2019italiano in esperanto\u201d di Carlo Minnaja. 1.3 La letteratura italiana nelle prime riviste letterarie La Revuo (nel seguito: LR) esce con il suo primo numero nel&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[7],"tags":[],"class_list":["post-581","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-la-lingua"],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.esperanto.torino.it\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/581","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.esperanto.torino.it\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.esperanto.torino.it\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esperanto.torino.it\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esperanto.torino.it\/wp\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=581"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.esperanto.torino.it\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/581\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":583,"href":"https:\/\/www.esperanto.torino.it\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/581\/revisions\/583"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.esperanto.torino.it\/wp\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=581"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esperanto.torino.it\/wp\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=581"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esperanto.torino.it\/wp\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=581"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}