{"id":597,"date":"2011-01-11T21:02:46","date_gmt":"2011-01-11T19:02:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esperanto.torino.it\/wp\/?p=597"},"modified":"2011-01-11T23:01:47","modified_gmt":"2011-01-11T21:01:47","slug":"la-torre-di-babele-su-la-stampa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esperanto.torino.it\/wp\/?p=597","title":{"rendered":"La torre di Babele su La Stampa"},"content":{"rendered":"<p>Pubblichiamo lo scambio epistolare avvenuto nei giorni scorsi sul quotidiano <a href=\"http:\/\/lastampa.it\" target=\"_blank\">La Stampa<\/a>, al quale ha partecipato il nostro vice presidente, Diego Fiumarella. Alla lettera iniziale a favore dell&#8217;esperanto inviata dallo spagnolo Ismael Ejarque Dom\u00e9nech, intitolato dalla redazione del quotidiano torinese &#8220;La torre di Babele&#8221;, ha risposto la lettrice di Mestre Concetta L.N., cui ha seguito la replica di Diego. La risposta ulteriore da parte della signora Concetta \u00e8 arrivata direttamente al nostro sito e la potete trovare come commento alla pagina <a href=\"http:\/\/www.esperanto.torino.it\/wp\/?page_id=2\">Informazioni<\/a>. Mentre viene scritto questo articolo, scopriamo che c&#8217;\u00e8 stata una <a href=\"http:\/\/lastampa.it\/cmstp\/rubriche\/girata.asp?ID_blog=278&amp;ID_articolo=426&amp;ID_sezione=639&amp;sezione=\" target=\"_blank\">nuova lettera<\/a> di replica.<br \/>\n<!--more--><\/p>\n<h4><a href=\"http:\/\/lastampa.it\/cmstp\/rubriche\/girata.asp?ID_blog=274&amp;ID_articolo=475&amp;ID_sezione=628&amp;sezione=L%27editoriale+dei+lettori\" target=\"_blank\">La torre di Babele<\/a><\/h4>\n<p><em>da Editoriale dei Lettori sul quotidiano La Stampa del 7 gennaio 2011<\/em><\/p>\n<p>Come spagnolo e cittadino dell&#8217;Unione europea ho dovuto fare un bell&#8217;\u00abinvestimento\u00bb linguistico.Mentre basterebbe una lingua sola: l&#8217;Esperanto.<br \/>\nSono un cittadino spagnolo che con frequenza viaggia all\u2019interno della Unione Europea. E ogni volta vedo la Torre di Babele. Come spagnolo devo parlare bene lo spagnolo e nella mia regione la lingua valenziana. Siccome viaggio spesso in Italia, parlo l\u2019italiano. Poi sono medico e allora devo saper bene l\u2019inglese perch\u00e9 \u00e8 la lingua della scienza, della tecnologia e dei rapporti internazionali. Insomma, devo fare un bell\u2019\u00abinvestimento\u00bb linguistico.<br \/>\nViviamo in un mondo dove l\u2019inglese \u00e8 diventata la lingua franca. Ma ci sono tanti cittadini e nazioni che non sono d\u2019accordo nell\u2019ammettere l\u2019inglese come lingua di rapporti internazionali sebbene sia la lingua del pi\u00f9 forte. Perch\u00e9 non imparare il cinese se ci sono tanti rapporti commerciali con la Cina? Possiamo rimanere a imparare la lingua che nel momento \u00e8 del paese pi\u00f9 influente. Questo propone oggi un modello unicentrico dove la lingua modello deve essere quella di Shakespeare. Tante persone vanno negli Usa e in Gran Bretagna per impararla. Ma\u2026 e se in in futuro il cinese sar\u00e0 la lingua dominante? Possiamo proporre un modello unicentrico di lingua internazionale oppure uno policentrico: l\u2019Esperanto. Una lingua creata nel 1887 molto pi\u00f9 facile da imparare che l\u2019inglese dove non ci sono rapporti di superiorit\u00e0-inferiorit\u00e0 perch\u00e9 nessuno \u00e8 nato in \u00abEsperantolandia\u00bb. Lingua di nessuno e lingua di tutti. Si impara nei diffusi club esperantisti sparsi in tutto il mondo. Oppure viaggiando gratis grazie al \u00abPasporta Servo\u00bb, Passaporto dell\u2019Esperanto, creato per promuovere la conoscenza di questa lingua.<br \/>\nTutti gli anni si svolge un congresso internazionale esperantista che nel 2011 si terr\u00e0 a luglio in Copenhagen, Danimarca. Una lingua per la pace e per la tolleranza con un rapporto di uguaglianza tra tutti i cittadini del nostro pianeta.<\/p>\n<p><em>Ismael Ejarque Dom\u00e9nech<\/em><\/p>\n<p><em>41 anni, medico di famiglia, Requena, Comunitat Valenciana, Spagna<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<h4>Esperanto, lingua bella senz&#8217;anima<\/h4>\n<p><em>da Lettere al Giornale sul quotidiano La Stampa del 8 gennaio 2011<\/em><\/p>\n<p>Ho letto con interesse l&#8217;editoriale sull&#8217;esperanto. Tanti anni fa mi avvicinai ad insegnanti di quella lingua. Lo scopo di risolvere i problemi di comunicazione fra i vari popoli \u00e8 condivisibile. Ma ecco il problema; sta nell&#8217;aggettivo che la connota: artificiale. Un insieme di vocaboli derivanti da lingue neolatine e anglosassoni e credo slave, con una semplice grammatica. Mi \u00e8 subito sembrata senz&#8217;anima, sterile e estranea alle varie culture proprio perch\u00e9 vorrebbe contenerle tutte in un unico idioma. Insisterei nell&#8217;investire energie e tempo nell&#8217;imparare le lingue straniere con un occhio alla loro letteratura e alla storia del loro paese. Se poi un giorno la lingua predominante sar\u00e0 il cinese, poich\u00e9 l&#8217;uomo \u00e8 un animale con una enorme capacit\u00e0 di adattamento, forza con gli ideogrammi.<\/p>\n<p><em>Concetta L.N. Mestre (VE)<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<h4><a href=\"http:\/\/lastampa.it\/cmstp\/rubriche\/girata.asp?ID_blog=278&amp;ID_articolo=425&amp;ID_sezione=639&amp;sezione=Lettere+al+giornale\" target=\"_blank\">L\u2019Esperanto non \u00e8 artificiale<\/a><\/h4>\n<p><em>da Lettere al Giornale sul quotidiano La Stampa del 10 gennaio 2011<\/em><\/p>\n<p>Vorrei interloquire con la lettrice Concetta L.N. di Mestre (VE). L\u2019Esperanto non \u00e8 pi\u00f9 artificiale di qualunque altro idioma, in quanto ogni lingua \u00e8 prodotto e specchio di una cultura. Gi\u00e0 Dante ci avverte: \u00abOpera naturale \u00e8 ch\u2019uom favella, ma cos\u00ec o cos\u00ec natura lascia poi fare a voi secondo che v\u2019abbella\u00bb (Paradiso XXVI 130-132).<br \/>\nNello specifico, la cultura esperantista, intrisa di valori come amicizia, pacifismo, unit\u00e0 nella diversit\u00e0, si pu\u00f2 sperimentare in ogni incontro esperantista, a livello locale, nazionale o internazionale e documentata dalla ricca letteratura in Esperanto su ogni tema, sia tradotti sia originalmente composti in questa lingua. Io amo ripetere che a me l\u2019Esperanto piace perch\u00e9 \u00e8 semplice ma ricco, rigoroso ma flessibile e razionale ma passionale!<\/p>\n<p>Sfido chiunque a trovare una lingua che, con solo 16 regole grammaticali e nessuna eccezione, \u00e8 in grado di esprimere pressocch\u00e9 infiniti concetti, con qualunque sfumatura di significato, pur avendo solo 22mila radici, comprese quelle pi\u00f9 tecniche (mentre l\u2019inglese ha ben un milione di vocaboli&#8230;).<em> <\/em><\/p>\n<p><em>Diego Fiumarella, Vicepres. Centro Esperanto di Torino<br \/>\n<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblichiamo lo scambio epistolare avvenuto nei giorni scorsi sul quotidiano La Stampa, al quale ha partecipato il nostro vice presidente, Diego Fiumarella. 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